L'ernia inguinale
Il seguente dialogo è esemplificativo di un colloquio informale tra un cittadino ed un amico chirurgo. 
 
 

Paziente: Dottore ho notato un rigonfiamento vicino all'inguine, mi devo preoccupare?

Chirurgo: Dobbiamo vedere, potrebbe essere un'ernia inguinale che e’ una patologia molto comune soprattutto negli uomini e che difficilmente all’inizio provoca disturbi particolari.

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Paziente: Che cosa si intende per ernia inguinale?

Chirurgo: Diciamo che la parete muscolare addominale presenta delle zone di minore resistenza e a livello inguinale vi è un' area di particolare debolezza in quanto i muscoli incrociandosi lasciano un "foro" per permettere il passaggio del funicolo spermatico nell'uomo e del legamento rotondo nella donna. Si forma così un vero e proprio canale detto "inguinale" nel quale possono inserirsi elementi normalmente contenuti dentro la cavità addominale. A tale fuoriuscita e’ dovuto il gonfiore esterno.

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Paziente: Quali disturbi può comportare?

Chirurgo: Raramente provoca dolore, più spesso provoca senso di pesantezza o "fastidio". La caratteristica del gonfiore esterno è quella che può essere variabile: aumenta con gli sforzi e diminuisce o scompare con la posizione distesa, sia spontaneamente che con la pressione manuale ( che noi chiamiamo manovra di "riduzione"). Talvolta però la "riduzione" non è possibile per la discrepanza tra il volume dell'ernia e il diametro del canale inguinale. In tal caso si avvertirà un dolore che può essere anche molto intenso. Noi chiamiamo tale situazione: "ernia intasata" o, ancor più definitivamente, "strozzata" e si dovrà provvedere ad intervento chirurgico d'urgenza.

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Paziente: In che cosa consiste l’intervento?

Chirurgo: Tutte le tecniche presenti oggi hanno l’obiettivo di rinforzare l'anello inguinale e le pareti muscolari. Sicuramente la più diffusa prevede l’utilizzo della protesi ipoallergenica con punti di sutura senza tensione.

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Paziente: C'è solo un tipo di intervento?

Chirurgo: In realtà c'è un'ampia scelta. Possiamo però parlare di due strategie differenti: quella "open" che interviene dall'esterno e quella "laparoscopica" che interviene dall'interno dell'addome. Oggigiorno possiamo dire che quella "open" è la tecnica maggiormente utilizzata, mentre quella "laparoscopica" è riservata a casi di ernie recidive o a quelle bilaterali.

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Paziente: E l’anestesia come viene fatta?

Chirurgo: La scelta dipende da molti fattori: età, obesità o altre patologie generali, tipologia dell'ernia, scelta da parte del malato, tipo di tecnica chirurgica (per esempio la riparazione laparoscopica rende obbligatoria l'anestesia generale). In chirurgia "open" le tecniche vanno dalla anestesia locale (quindi introduzione del farmaco direttamente nella regione inguinale, alla anestesia spinale (introduzione del farmaco a livello lombare), fino all'anestesia generale, che peraltro viene riservata a casi particolari.

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Paziente: Quanto tempo devo stare in ospedale?

Chirurgo: Dipende dalla organizzazione di ciascun Ospedale. In linea di massima l'intervento di ernioplastica viene eseguito in regime di Day Surgery che obbliga a prenotazione, 1° accesso (per i consueti accertamenti preoperatori e per il videat anestesiologico), il 2° accesso (esecuzione dell'intervento) e un 3° accesso (controllo e rimozione punti). Il tutto senza ricoveri notturni. Dopo l'intervento (3-6 ore) si può tornare al proprio domicilio con le prescrizioni mediche e consigli eventuali.

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Paziente: Quando posso ricominciare a lavorare o a fare sport?

Chirurgo: In genere sette giorni dopo si rimuovono i punti e può tornare a lavorare senza fare sforzi eccessivi, per lo sport e’ meglio un mese di riposo.

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Paziente: Una volta operato, non avrò più alcun fastidio?

Chirurgo: Per i primi tempi il processo riparativo naturale, anche intorno alla rete inserita, produrrà un leggero rigonfiamento (come un "cordone") nella zona che le potrà dare una sensazione di fastidio e/o talvolta una "ipersensibilità" cutanea che scomparirà nel tempo. In casi molto più rari (meno del 2%) si potrà verificare un' intrappolamento delle terminazioni nervose della regione che darà una sintomatologia locale caratterizzata da accentuata ipersensibilità.

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Paziente: Ultima domanda, ma l’ernia puo’ tornare?

Chirurgo: Sì, può recidivare. Con l'utilizzo delle reti protesiche che oggigiorno tutti utilizzano, le percentuali di recidiva sono molto ridotte e, mediamente, sono molto al di sotto del 3-4%.